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Riflessioni

Gestire il conflitto

Le nostre relazioni interpersonali a tutti i livelli ci richiedono sempre più la capacità di accettare e gestire ciò che è diverso da noi stessi: persone, valori, pensieri, culture. Questo inevitabilmente porta il conflitto in una posizione centrale nella nostra esistenza.

La parola conflitto continua però a evocare nella nostra cultura concetti o immagini sgradevoli, rimandandoci allo scontro, al contendere, all’aggressività e inevitabilmente alla violenza.

Se la pace è stata considerata antitetica rispetto al conflitto e dunque il conflitto visto come guerra, un modo nuovo per affrontare la possibilità di una pace – concreta e operativa – è ristrutturare la stessa concezione di pace. La proposta è di accettare che il concetto di pace contenga in sé quello di conflitto, in quanto permette di mantenere la relazione anche nella divergenza. Si può pensare quindi al conflitto come un elemento di arricchimento generativo, un elemento creativo, una risorsa all’interno della costruzione di relazioni che non possono prescindere dal valorizzare la diversità.

In tutto ciò emerge la difficoltà di capire le ragioni degli altri, di accettare la divergenza, la compresenza di visioni diverse delle situazioni e del mondo.

Questa è la sfida: creare le condizioni affinché le relazioni possano alimentarsi non solo nella simpatia, ma anche nella discordanza e nella diversità. Cercare di apprendere la capacità di stare dentro il conflitto e di vivere la diversità interpersonale, interreligiosa, interculturale come momento di crescita e non più come un fattore di paura e di minaccia. La diversità perde così la sua connotazione di antagonismo e diventa un elemento evolutivo, di arricchimento.

Per arrivare a questo è necessario uscire dalla convinzione che per soddisfare i propri bisogni sia necessario penalizzare qualcun altro, entrando in un gioco che permetta a tutte le parti di uscire vincitrici. Imparare a relazionarsi in modo costruttivo non significa quindi soltanto dotarsi di «buone tecniche» comunicative, che ci permettano di padroneggiare razionalmente le relazioni, ma significa anche aprirsi alla conoscenza e alla consapevolezza delle emozioni, dei sentimenti e di tutti quei processi comunicativi che noi e gli altri attiviamo nelle relazioni.

 

Il conflitto diventa così un’opportunità di leggere se stessi, di osservare quelle parti di noi che non conosciamo e che la relazione con l’altro fa emergere in modo più eclatante.

Non è certo facile accettare questa dimensione e guardare così onestamente se stessi e gli altri. Un processo che spesso porta molto lontano nella comprensione del mondo e della relazione che abbiamo con esso.

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