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Del Pensiero e del Pensare

Oggi ricordo un Amico, saggio e speciale, che ha varcato una certa soglia che chiamiamo morte, 7 anni fa. E’ stato amico e maestro di molte riflessioni importanti, e voglio condividerne alcune con voi.

Ho scelto questa tra le molte, perchè particolarmente ci riguarda in questo blog, che presta attenzione alle cose della Mente e del Cuore, scritte maiuscole per dar loro un senso molto più ampio e profondo, abissale e altissimo, di quanto siamo abituati a considerare.

Ecco alcuni brani:

“Il pensiero risolutore può assumere aspetti vari, secondo le epoche storiche, le razze umane, …. tuttavia deve esprimere il passaggio fra il DIVENIRE ed ESSERE senza contatto mentale con il flusso dei mutamenti. In altri termini, deve schiarire, alfine, le concezioni comuni, disperdere la nebbia, brillare vittorioso senza sollevare moti mentali, concreti o astratti.
Simbolo di questo “lavoro” senza lavoro è il Sole, che illumina le cose e resta indifferente al loro destino; ne alimenta la crescita e le lascia sfiorire, di ciclo in ciclo. Si riflette sul mare e nelle pozzanghere, nelle gocce di pioggia, nei cristalli e negli specchi, ma rimane inafferrabile, avulso in apparenza dalle creature che pure da lui traggono vita.
A)    Come si costruisce un pensiero?
L’uomo si sa è capace di pensare, e lo fa continuamente: non passa un istante della sua vita di veglia senza formulare una sentenza mentale. E’ così abituato a questa continua attività che pensare gli pare naturale e banale. Talora pensa in modo concentrato per risolvere un dato problema, ma più sovente pensa in modo “spensierato”, ed emette nello spazio energie mentali di basso conio, che si sperdono, si sfilacciano, e calano nel fondo melmoso dell’oceano mentale, quale fanghiglia inutile e inquinante.
L’uomo pensa, è vero, ma debolmente, in modo disordinato, assurdo e quasi sempre senza controllo. Non dà e non riconosce vera importanza all’arnese suo più potente. Senza tema di esagerare, le giornate mentali umane sono le più triviali, anche quando la qualità del pensiero ha qualche nobiltà, e si distingue dalla nebbia prevalente.
Certo queste affermazioni sono generiche, certo si tace delle belle ricerche mentali, dei successi innegabili: si vuole infatti descrivere la miseria del pensiero comune, quotidiano, prodotto da miliardi di pensatori inconsapevoli di quanto sia roccioso un vero pensiero.
Nessuno, in realtà, si propone di “costruire un pensiero”. Tutti lasciano che nascano e si sviluppino da sé, senza guidarli verso uno scopo definito, senza dare loro una forma predisposta. Nessuno insegna a pensare, e si dà per scontato che tutti sappiano come si fa, non appena si esce dalla puerizia.
S’insegnano i mestieri, la moralità, il controllo dei sentimenti e delle emozioni; si trasmettono regole di comportamento sociale, ma le attività mentali sono lasciate senza guida. Ne risulta una società composita, nelle quale emergono alcuni individui che, per passate esperienze, possiedono una certa capacità di controllare il pensiero, per il bene e per il male.
Dall’insieme innegabile di queste constatazioni emerge la necessità di osservare attentamente il pensiero. Oggi si opina, per lo più, che sia un prodotto dell’attività nervosa, nell’irragionevole assunto che il minore produca il maggiore, ma questa congettura è semplicemente stolta, e non si trova in nessun esempio di natura.
B)    Che genere di pensiero costruire?
La domanda, dopo quanto si è scritto, pare sciocca. Non vale certo la pena dedicare il meglio di sé a qualcosa di risibile, senza efficacia, superficiale, insomma, inutile. La risposta è una sola, che si può esprimere in tante diverse maniere: ma si dice in un solo modo:
“il pensiero migliore”
Questo pensiero è noto a tutti, ma per lo più è sepolto nelle profondità abissali del cuore e resta ignorato. Ripescato da quei fondali si traduce, in lingua moderna, con due parole:
IO SONO
Qui, adesso. Non divento, perché sono.
C)    Un tale pensiero è insolito. Nessuno lo coltiva: tutti conoscono i continui mutamenti (età, salute, lavoro, ecc.) che si presentano improvvisi e imprevisti nella vita quotidiana. Perche affermare quell’eterno presente, che sfugge continuamente?
La risposta è davvero cruciale, e non ammette repliche:
“ perché è vero”
Qui molti si allontanano e negano, rifiutano, affondano nell’incredulità – eppure SONO. ….. Le loro esistenze sono tristi, mascherate di false allegrie, e si incupiscono verso la fine del ciclo vitale. Molti, infatti, sono gli anziani “spenti”, incapaci di pensare al nuovo inizio che li attende e dovrebbe rallegrarli.  “La Vita è quell’energia che genera se stessa”
Ben pochi lo riconoscono.
D)    Quale procedura seguire?

E qui mi fermo, benchè lo scritto proceda oltre.

Quanti pensieri ci invadono cattivi nei momenti di sconforto, di depressione, di ansia? Lo sappiamo bene, una vera palude in cui si rischia di affondare.

E come possiamo dare a questa mente esausta la serenità del lavorare – poichè il pensiero è il suo lavoro?

Potete scrivermi se volete saperne di più.

2 thoughts on “Del Pensiero e del Pensare”

  1. Buongiorno dottoressa, mi interesserebbe leggere di piu’ su questo argomento, è possibile avere il riferimento il testo completo da cui sono stati tratti i brani?

    Grazie mille,

    Paola Abbate

    1. Buongiorno Paola, i testi da cui è tratto il brano sono inediti e quindi non recuperabili. Ne trattiamo nei nostri incontri “Palestra dell’Anima” che si svolgono ogni mercoledì nelal sede dell’Associazione Eléusi. Attualmente il gruppo della Palestra è in rilancio e quindi si raccolgono iscrizioni segnalando l’interesse a eleusi@eleusi.org

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