Glossario

Counsellig = Consulenza?

the counselor - brad pittSpinosa questione che attraversa attualmente il mondo psicologico professionale. Non priva di denunce per abuso di professione, violazione della legge, controdenunce, sentenze, ecc. ecc….

In breve.

Counselling significa “consultazione, consulenza”. Ma proprio su questi due termini si accende il dibattito.

Per i difensori della professione di counselor, non sono la stessa cosa. In base a questa sottile differenza i counselor (che hanno avuto una formazione triennale anche solo dopo il diploma di scuola media superiore) possono fare “consultazione”, mentre la consulenza psicologica è per legge affidata agli psicologi (laurea quinquennale dopo il diploma).

Per i difensori della “competenza psicologica agli psicologi”,  i due termini si equivalgono e quindi i counselor non possono “difendersi” dietro il termine  “consultazione”.

Quale sarebbe in pratica la differenza tra le due professioni? Non è chiaro.

Di certo i counselor usufruiscono di una preparazione che, essendo del tutto gestita da enti privati e non soggetta ad alcuna legislazione (il counselor non esiste come professione normata in Italia), spesso è molto dinamica e dà una formazione interessante, a fronte del fatto che  le nostre università non sono altrettanto pratiche ed esperienziali.  Quindi  il counselor, formato in una delle scuole triennali che si sono avviate in questi ultimi anni, ha certamente una preparazione apprezzabile. Tuttavia (a mio avviso) un po’ troppo superficiale sia come base culturale su cui si innesta, sia come esperienza di tirocinio che è obbligato a seguire.

Molti sono gli interessi e le divergenze che alimentano quella che – di fatto – diventa fonte di confusione soprattutto per le persone che ricorrono ai servizi psicologici. Se poi aggiungiamo al quadro gli psicoterapeuti (laurea in psicologia o medicina e scuola di specializzazione di 4 anni successiva), gli psichiatri (laurea in medicina e specializzazione in psichiatria) la questione si fa esasperante. Senza contare i “tecnici della psicologia” che ancor meno si sa cosa possano fare  (laurea breve triennale dopo il diploma di scuola superiore).

Sarebbe lungo entrare qui nel merito delle origini di queste moltiplicazioni, alcune dovute ad un modo troppo semplicistico di adeguarsi alle normative europee.

Alcuni come me pensano che la formazione in counselling dovrebbe essere una possibilità di specializzazione delle già esistenti professioni di aiuto ed educative: quindi per insegnanti, assistenti sociali, infermieri, ecc. che continuerebbero a a fare il loro mestiere con “una marcia in più” .

Ci si spinge poi a dire che la scuola di counselling potrebbe essere una bellissima specializzazione per lo psicologo, che diverrebbe in grado di svolgere interventi di tutto rispetto a beneficio di coloro che hanno bisogno di aiuto ma non devono necessariamente  ricorrere a una psicoterapia. Cosa che non si impara a fare solo con un certo numero di esami e il tirocinio. Inoltre si aprirebbe la possibilità di una formazione egregia in quei campi che adesso sono un po’ troppo lasciati all’improvvisazione e all’ingegno del singolo: lo psicologo scolastico, la consulenza e mediazione familiare, lo sviluppo di territorio e di comunità. Quest’ultimo fa parte del “titolo” della laurea in “psicologia clinica e di comunità” (lo psicologo, insomma),  si spende in tutte quelle attività sociali che coinvolgono gruppi formali e informali (per esempio le associazioni di volontariato sociale, l’auto mutuo aiuto) , che tendono a creare e consolidare legami positivi nel territorio e lavorano a stretto contatto con le professioni educative e sanitarie.

Sarebbe bello e importante. Evitando di illudere allievi e utenti sul fatto che 3 anni dopo il diploma superiore, per quanto molto intensi, possano davvero bastare ad affrontare certe complessità.

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