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Life counseling, Psicologia, Relazioni

Condizionamento e conflitto interiore

In un forum che modero da alcuni anni, mi è stato posto un quesito rispetto a una situazione affettiva in stallo a causa dell’indecisione del partner.

coppia in bilicoSituazioni che sento citare  – in studio e tra le conoscenze – di cui spesso sono vittima gli uomini, seppure non in modo esclusivo. Cioè sono vittime le donne, a causa delle indecisioni maschili, eppure sono anche vittime gli uomini per la sofferenza che ciò comporta. Nello specifico il “lui” è l’attore di proposte di coppia che vengono puntualmente disattese: come si suol dire “un passo avanti e tre indietro” rispetto alla convivenza, alla frequentazione, alla vita insieme.

Un tema troppo “goloso” per uno psicologo, inevitabile avviare una serie di riflessioni e di considerazioni più ampie.

Tralasciamo la questione “uomo/donna”, cioè l’affermazione per cui spesso sarebbero gli uomini portatori di tali indecisioni affettive: ci porterebbe troppo lontano e farebbe di questo post un testo impraticabile. Vediamo invece un’altra implicazione che concerne il condizionamento educativo e culturale.

Nasciamo condizionati, ci educano condizionati e verso l’adolescenza si inizia a porsi il problema: che farne di questi condizionamenti? Si possono rivedere alla luce del nostro essere unico e specifico, oppure ci si  adegua per diversi e articolati motivi?

Di solito si fa un po’ e un po’, ma quel che determina le vie intraprese, è quanto si rimane fedeli a se stessi e soprattutto quanto questa fedeltà è tra le nostre priorità.

Spesso essere fedeli a se stessi è scomodo, quasi sempre va contro qualche norma riconosciuta e condivisa, rigida e senza senso (cioè senza ragione e verità), per quanto funzionale (a chi? Di solito al mantenimento di una certa cultura che molti trovano vantaggiosa). Anche qui si pone una scelta: essere “out” o più “comodamente” ingoiare il rospo e sottomettersi.

conmdizionamentoMan mano che il tempo passa non si riesce più a distinguere tra quello che è condizionante e quello che è autentico, si ha dentro una grande confusione. Nasce una nuova necessità: affrontare o meno questa confusione, mettere a tacere il disagio o risolvere i conflitti interiori? Secondo quanto si sceglie si sta male e bene, cioè si sta sempre male per la parte che viene mortificata, e bene per quella soddisfatta. Solo che, se la parte mortificata è la propria autenticità, prima o poi questo male esploderà, magari in età avanzata, con un conflitto lacerante che molto spesso trova come terreno di espressione gli affetti: la famiglia, gli amori, gli amici.

Sintetizziamo le conseguenze più importanti:

  • affezione al passato straziante, anche alle proprie catene. Perché non c’è nessuna cosa che è solo negativa, e se non si ha un criterio di scelta superiore (un ideale, una fedeltà a sé, uno scopo trascendente) non si riesce a fare un passo di reale rinnovamento, anche se non si vive bene
  • indecisione soprattutto in campo affettivo. Si sviluppa spesso per compensazione la capacità di fare scelte veloci e precise in altri ambiti (per esempio lavorativi) e questo è un male dal punto di vista della soluzione del conflitto, perché non ci si trova mai in quelle condizioni in cui  “è tutto un disastro”, che spingono per forza a cambiare (o soccombere)
  • cristallizzarsi dello stato in un circolo vizioso per cui più passa il tempo più i “vantaggi” si assommano agli svantaggi e diventa sempre più difficile risolversi
  • scelte parziali, per esempio lasciare qualcuno ma non lasciarlo del tutto, accompagnarsi a qualcuno ma non farlo del tutto. Desiderare una cosa e il suo contrario senza riuscire a decidere, a causa della mancanza di una scala personale di priorità corrispondente alla conoscenza e al rispetto per se stessi. Col risultato di mancare di rispetto a molti altri, soprattutto ai più cari.

snoopy depressoCi sono crisi passeggere, che mettono in questo stato per un po’. Ci sono problematiche cristallizzate che invece trasformano queste situazioni in una specie di tratto caratteriale. Difficile scalzare tale modo, soprattutto da adulti; impossibile farlo senza un lavoro su di sé più complessivo, quasi impossibile uscirne senza l’aiuto di un professionista.

A ben vedere il problema è quindi radicato nella necessità che ha la psiche di realizzare il suo “compito” quale esso sia, individuale e proprio per ogni persona: diventare ciò che si è, ed esprimerlo nelle forme più adatte a valorizzare lo specifico contenuto. Uno sforzo reiterato di agire in modo armonico rispetto a se stessi, di concretizzare in opere e organizzazioni di vita, fino a comprendere che ogni forma può essere adeguata, ed anzi la ricerca spasmodica della forma si rivela un ostacolo alla vera realizzazione.

ragioni del cuoreSiamo abituati in questo ultimo secolo a pensare sempre più in termini di progettazione di vita, di scelte consapevoli e funzionali, di programmazione razionale e realizzazione consequenziale: è il frutto della ragione, del secolo illuminista e “scientifico”. Ma sempre più incontriamo disagi che non si risolvono, nonostante l’uso più lineare della logica.

Ma questa “ragione” usa le ragioni dominanti, si muove in schemi piuttosto rigidi, stabiliti a priori. Molto, molto stretti.

“Va’ dove ti porta il Cuore” sarebbe la soluzione, spesso piuttosto faticosa, spesso contro-corrente.

Ma si tratta di Cuore, non di cuore. Però questo è un altro post…

ragioni del cuore2

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