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Life counseling

Autoaffermazione

Molte sono le persone che sentono di avere dei problemi nell’ambito dell’affermazione personale e spesso mi trovo a sostenerle nel loro percorso di affrancamento.

La mancanza di capacità autoaffermativa si manifesta con introversione, timidezza, difficoltà ad affrontare i conflitti, poca chiarezza nell’ambito dei desideri e dei progetti di vita, spesso paure e ansie da prestazione, angosce indifferenziate, attacchi di panico.

bastaLe relazioni sono condizionate fortemente da questo problema, sia quelle lavorative che affettive, perchè la persona oscilla tra “osare troppo” e “non osare affatto” di esprimersi, di chiedere, persino di donare. Vive uno sforzo costante al fine di riuscire a  dire “no”, e questo è forse l’equivoco più disfunzionale.

Affermarsi significa imparare a dire sì

Del resto la parola stessa lo definisce: affermativo significa “sì”, è il contrario di negativo (si vede anche nei film polizieschi…).

Affermarsi significa anche “diventare famosi”, essere quindi notati, riconosciuti. Affermarsi è uno dei bisogni della personalità e prima di potersi liberare della sua necessità bisogna sentire di averlo soddisfatto a sufficienza.

mondiIl primo passo di ogni percorso si svolge nella mente, l’azione ne consegue spontaneamente quanto il pensiero è chiaro e definito. Per arrivare a una destinazione per prima cosa la pensiamo, cioè ci immaginiamo  già alla meta. Per ciò si dice che la meta attira a sé tramite la volontà realizzativa, non siamo noi a raggiungerla ma essa ci attrae, quindi è importante “agganciarsi” alla meta e lasciarsi trainare. E’ cosa sulla quale riflettere attentamente, e verificare nella pratica.

Sintetizzando al massimo, per bisogno di chiarezza, si possono individuare alcuni passaggi nel percorso dell’autoaffermazione, e non in ordine cronologico bensì in una sorta di spirale, dove si torna sempre ai passi precedenti, ma a una voluta superiore.

snoopy desideri1. Chiarire i propri desideri, anziché soffermarsi sui propri fastidi

2. Immaginare quanto è funzionale  per arrivare a soddisfarli, anziché soffermarsi sugli ostacoli che si frappongono

3. Decidere quanto siano prioritari, quanto si è disposti a investire

3. Definire le responsabilità che ci vogliamo assumere, anziché focalizzarsi su quello che non vogliamo fare. Tenendo conto che la parola responsabilità ha la stessa radice di “rispondere” e di  “sposare”, il che dovrebbe essere una  festa e non un peso, seppure impegni.

4. Affermare quanto si vuole assumere, anziché occuparsi di affermare se stessi

stress confusoFacciamo un esempio. Una giovane donna vive una situazione lavorativa in cui le vengono assegnati dei compiti non previsti che lei stessa inizialmente è stata disposta ad assumersi, alcuni dei quali per sua stessa iniziativa senza alcuna richiesta. E’ evidente che tali compiti si appoggiano a delle sue abilità e a un certo piacere nel porle in opera. Ora però sente che non riesce a mettere dei limiti a quanto le viene assegnato, che si dà per scontata la sua disponibilità a qualsiasi richiesta, che si aggiungono incombenze invece a lei sgradevoli. La sua capace iniziativa le si ritorce contro e diventa un peso. Pensa  di risolvere il problema osando qualche battuta a dimostrazione di scontento, e riesce a dire un “no” deciso solo quando le chiedono di svolgere un lavoro che la mette fortemente in ansia.

Naturalmente passa molto del suo tempo mentale impegnata a rimproverarsi di non avere il coraggio di opporsi e a studiare strategie di evitamento e di contrasto che non vanno mai a buon fine. Sta quindi arrivando alla decisione di licenziarsi perché non sopporta più la situazione anche se riconosce che il capo e i colleghi “hanno tante qualità” e la trattano con gentilezza.

cresce piantaChe soluzione possiamo immaginare?

  1. definire  cosa le piace fare in quel contesto lavorativo, a prescindere da ogni altra considerazione
  2. focalizzare la mente sulle incombenze che sta svolgendo, evidenziando le più gradite
  3. immaginare come potrebbe svolgerle (tempi, modi, strumenti…) in modo per lei soddisfacente
  4. annotare quanto conosce dell’azienda in cui lavora e quanto questi suoi desideri possano essere utili o addirittura necessari al contesto lavorativo in cui si trova
  5. immaginare quali altre necessità ci sono in azienda, relativamente al campo in cui lei si muove, valutare il grado di gradibilità che hanno per lei, e definire quelle che potrebbe assumersi con piacere
  6. formulare una sorta di “nuovo mansionario” che elenca tutte le responsabilità che le farebbe piacere assumersi,  sia già in atto che nuove
  7. definire la contropartita che desidera (economica, di strumenti, di orario, ecc….) e che le sembra equa per lei e per l’azienda
  8. Immaginare il modo di poter esprimere al capo tutto ciò come una proposta operativa abbastanza strutturata, che lasci però ampi margini di definizione comune

Prima ancora di passare all’operativo, tutto ciò va assolutamente fatto tra sé e sé, con l’aiuto eventuale di persone di cui si fida che non siano implicate nel suo lavoro. Cioè, prima di tutto la propria affermazione va svolta con se stessi.

Questo percorso non è facile come sembra a descriverlo, incontra molte resistenze, interferenze, ostacoli e timori di cui non è immediato liberarsi.

Ma anche se non si dovesse arrivare a esplicitare la propria proposta, è un lavoro di confronto con sé che dà molti frutti interessanti, piccole grandi tappe sulla via della meta.

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