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AutoMutuoAiuto, Psicoterapia

Auto Mutuo Aiuto e psicoterapia: antagonismo?

Da molti anni mi occupo di Auto Mutuo Aiuto (AMA), una modalità di relazionarsi in un gruppo di pari, che porta a condividere le proprie esperienze ed emozioni, e a ritrovare insieme risorse e capacità di affrontare il disagio e la sofferenza. Facilito gruppi AMA, faccio formazione e supervisione ai facilitatori, collaboro con enti che vogliono promuovere e realizzare iniziative di Auto Mutuo Aiuto.

AMA2I gruppi AMA hanno ormai storia e letteratura al loro attivo, e chi vorrà saperne di più non avrà molto da faticare per trovare informazioni, anche in questo sito, ed in particolare in un documento leggibile cliccando qui, nato da un lavoro di gruppo interno al CAMAP (Coordinamento Auto Mutuo Aiuto Piemonte), da me curato, che ne riassume i termini e le caratteristiche.

Qui vorrei affrontare una questione molto dibattuta nell’ambito sia AMA sia psicologico, anche in considerazione del fatto che si stanno moltiplicando gruppi AMA con differenti tematiche, sia nei servizi alla persona, sia nelle associazioni impegnate nel sociale e nel volontariato, sia negli studi di alcuni psicologi che avviano “gruppi di Auto Mutuo Aiuto”, anche se non sempre correttamente definiti e svolti. Tale questione riguarda le similitudini, le differenze e le compatibilità tra AMA (con le sue caratteristiche e modalità di svolgimento) e la psicoterapia.

L’AMA ha la caratteristica di aggregare persone con uno stesso problema o “tema esistenziale”, per sviluppare supporto e solidarietà: ad esempio un problema è “soffrire di ansia”, un “tema” è “essere genitori di figli adolescenti”. Entrambe le situazioni possono generare difficoltà di varia entità, da cui la scelta e la risorsa di partecipare a un gruppo AMA.

Ci sono molti gruppi AMA che nascono intorno a un disagio psicologico o in conseguenza di problemi di vita e di esperienze difficili, che generalmente si ritengono da affrontarsi con lo strumento della cura, sia essa medica sia psicologica (psicoterapia). Di conseguenza rilevare la nascita di gruppi AMA intorno alle stesse tematiche, genera spesso confusione e contrapposizione.

leggoIl “mondo” dell’AMA tende ad essere diffidente e preconcetto nei confronti dei professionisti delle relazioni di cura e d’aiuto, ritenuti tendenzialmente “ingessati” nel loro ruolo e più dediti a colmare le mancanze dall’alto della loro presunta competenza esclusiva, che a valorizzare le risorse delle persone di cui si occupano. Psichiatri, assistenti sociali, educatori e psicologi, sono nel mirino di critiche a volte feroci, a dire il vero non sempre ingiustificate.

Per contro il “mondo” del professionismo guarda con vago disprezzo (e occasionale strumentalizzazione) i fautori dell’AMA, giudicandoli superficiali e “illusi” sul fatto che per curare un problema basti “fare quattro chiacchiere un compagnia”. Molte di queste opinioni nascono da poca conoscenza o parziali esperienze.

Se poi aggiungiamo il fatto che i gruppi AMA prevedono la presenza di un facilitatore, che garantisca e sostenga il percorso di Auto Mutuo Aiuto dei partecipanti, si comprende come si possa generare molta confusione e contrapposizione, soprattutto da quando il mondo della psicologia e della psicoterapia si è arricchito di metodiche molto vicine al concetto di “potenziamento delle risorse personali” (proprio dell’AMA) e di figure quali i counselor, che rendono i confini tra terapia e sostegno sempre più ambigui e sottili.

Similitudini e differenzecomunità2

La partecipazione a un gruppo AMA fa bene. La psicoterapia fa bene. Entrambe in alcuni casi riescono a far superare alle persone stati di disagio e di sofferenza anche molto gravi e diventa facile questionare su cosa “fa più bene”.

Tuttavia bisogna tener presente che ci sono tante cose che “fanno bene” anzi di più, che riescono persino a guarire: l’amore, innanzi tutto. L’amicizia, i cambiamenti di vita positivi, la salute fisica, lo sport, coltivare le proprie passioni… e ciascuno potrebbe aggiungere dell’altro.

In alcune circostanze, eventi e relazioni non strutturate per essere “terapia” risultano più risolutive delle terapie stesse, anche fisiche: è noto come certe forme di cancro spariscono a fronte di un cambiamento di vita, del sopraggiungere di condizioni migliori, dell’attivarsi di risorse quali la forza, il coraggio, la determinazione. Anche nell’ambito delle problematiche psicologiche questo può avvenire. E’ altrettanto noto che a volte intervengono elementi risolutivi non clinici a fronte del fallimento delle cure tradizionali.

snoopy depressoMolti eventi, sentimenti e azioni hanno quindi una valenza terapeutica pur non essendo terapie propriamente dette. Ciò non significa che buttiamo a mare tutte le terapie per cavarcela con un po’ di sport. E neppure che tutto ciò possa sempre sostituire una terapia.

Il fatto è che non si sa a priori, cosa può fare realmente bene in una determinata circostanza per una specifica persona, tanto meno cosa fa “più bene” di altro. La disputa potrebbe essere risolta molto semplicemente considerando l’essere umano come una complessità di bisogni, di sfumature, di livelli di profondità e di altezze, che, in caso di necessità,  traggono giovamento da molteplici supporti.

Si racconta che c’era un tempo in cui si viveva in condizioni di partecipazione e di scambio personale più spontaneo e scontato, un sistema di relazioni in cui era naturale – forse per uno stato di necessità materiale più feroce – essere insieme, condividere risorse e soluzioni ai problemi,  stabilire una modalità solidale – almeno tra alcune persone (le famiglie, il vicinato, la tribù…)

libertà espressioneNon sempre questa presunta “età dell’oro” era così dorata, purtuttavia non si agivano condizioni di isolamento e autarchia individuale quali noi conosciamo oggi. Per certi aspetti fu certamente un progresso sviluppare più autonomia e libertà, per altri versi possiamo facilmente patire una condizione di schiacciante insufficienza, sia sul piano pratico che psicologico.

I gruppi AMA portano una metodologia di azione e di relazione che si basa sulla forza del noi, attrezzando anche l’individuo a una maggiore abilità ed energia risolutiva. In un mondo dove l’amicizia ha modalità di esprimersi episodiche e non sempre coinvolgenti, la coppia non trova facilmente equilibrio, serenità e durata, la famiglia non accompagna (e non soffoca) più come prima, appartenere a un gruppo di persone che condividono il tuo stesso problema, sanno raccontarsi e trarre spunto dalla reciproca esperienza, sviluppano solidarietà fattiva e costante, è certamente molto, ma molto “terapeutico”. E’ un po’ come scoprire l’acqua calda, cioè riscoprire l’importanza dell’esprimersi essendo accolti senza valutazioni, del sentirsi meno soli e di essere aiutati, aiutando a propria volta.

Mi sento un po’ triste se penso che scopriamo la forza dei gruppi AMA, ne esaltiamo giustamente le conseguenze meravigliose, ne facciamo addirittura metodiche e riflessioni accademiche, quando infine si tratta di ricordarsi che abbiamo un cuore, un corpo e un sistema emozionale, con le loro basilari necessità. Che siamo esseri sociali che traggono vantaggio dalla cooperazione anziché dalla competizione, che possiamo decidere per un bene realmente comune, in autonomia e senza bisogno di votare affermando una maggioranza numerica a scapito di una minoranza, in realtà portatrice di altrettanti diritti e in essi scontentata.

unione (1)Ma subito mi risollevo se penso che non stiamo realmente scoprendo qualcosa di banale, di scontato e di “antico”. Perché in effetti in quell’allora non era così. Allora si trattava di fare fronte contro un comune nemico (la tribù vicina,  le belve feroci, gli altri stati) ed era inevitabile una certa forma di aiuto e di solidarietà. “L’unione fa la forza. Ma lo sanno anche i malvagi” (1)

Sicuramente in quelle passate circostanze sono state intuite implicazioni ben più vaste e profonde, non ancora agite pienamente però (e lo vediamo intorno a noi, nelle guerre, negli abusi, nelle sperequazioni feroci). Oggi, seppure sempre spinti da necessità, riusciamo però a intravvedere meglio la rivoluzione di pensiero che l’AMA può portare con sè, nelle implicazioni relazionali e organizzative, che vanno ben al di là della gestione di un singolo problema. Perchè l’AMA mette nel gusto rispetto a un modo di vivere e di condividere che non cessa quando cessa lo stato di necessità.entusiasmo

E’ questo il miracolo: riempie di entusiasmo, che significa “essere abitati da dio, essere pieni di dio” (2)

E la psicoterapia? Molto, ma molto meno rispetto alla vita corrente. Molto, ma molto più specifico, rispetto a un bisogno di conoscenza e di “cura” che beneficia dei suoi metodi e della presenza di una “guida” che accompagni in un percorso. Non ha a che fare con la vita quotidiana, anzi trae il suo beneficio proprio quale luogo “altro”, astratto ed estratto dalla realtà comune. Non comporta un “noi” simmetrico, bensì  un “io per te” (terapeuta) e “io per me” (paziente) che svolgono un percorso, attraversando momenti e fasi definite dalla metodologia adoperata da un esperto della psiche nei confronti di un esperto di se stesso, che si va conoscendo e scoprendo a se medesimo.

Tra l’AMA e la psicoterapia (ed ogni altra forma di cura), non c’è alcuna incompatibilità, tanto meno alcuna competizione o alternativa. Spesso integrazione, a volte sostituzione se si individua meglio il bisogno della persona.

la psicoterapia cambia l’individuo, L’AMA cambia il mondo. Ma il mondo è fatto di individui, seppure connessi in insiemi relazionali sempre più ampi. Non tutti hanno bisogno di terapia, tutti hanno bisogno di quelle relazioni che l’AMA allena a produrre.

Bella e importante è la cattedrale, fatta di singole pietre… sufficientemente sane.

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(1) citazione da anonimo
(2) Letteralmente la parola greca ἐνθουσιασμός (enthousiasmós) deriva dal verbo ἐνϑουσιάζω, essere ispirato, contenente il lemma ἔνϑεος, composto di ἐν, in, e ϑεός, dioil dio dentro. (diz. Treccani)

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